Storia

La storia della Biennale dell’immagine inizia nell’ottobre del 1996 con la denominazione Autunno fotografico e attorno al tema della «Frontiera».  Emerge l’intento di unire gli sforzi di diversi operatori culturali pubblici e privati già presenti sul territorio e di scoprire altri spazi espositivi, peculiari e inediti.

Uno spirito che si conferma nelle due edizioni successive, nel 1998 e nel 2000, intitolate «Nord/Sud» e «Sconfini», che denotano una particolare attenzione nei confronti della fotografia svizzera (Ella Maillart, Nicolas Bouvier, Michael von Graffenried, Bernard Voïta) e di quella africana (vedi, ad esempio, la mostra dedicata al maliano Seydou Keïta).

Con la quarta edizione, nel 2004, la rassegna diventa Biennale dell’immagine e rianima, con il titolo «Il mondo in camera», uno spazio industriale abbandonato: l’ex fabbrica Calida. Sviluppa un percorso tra fotoreportage, fotografia storica e video, spaziando dal tema della globalizzazione a quello del controllo poliziesco e a quello dell’emigrazione.

Nel 2006, con «Invasioni», la Biennale occupa, con i colori di Robert Walker e quelli di Edward Burtynsky, lo Spazio Officina, e propone a mezzo secolo dalla rivolta ungherese la scoperta delle ultime immagini del fotoreporter di origini ticinesi Jean-Pierre Pedrazzini presso la Sala Diego Chiesa. La 6a Biennale, nel 2008, punta sulla «Geografia dell’invisibile» con le prime proposte al m.a.x. Museo e l’allestimento di un altro spazio momentaneamente abbandonato: l’ex posto di polizia cittadino. Si organizzano anche delle proiezioni a cavallo del confine tra Svizzera e Italia.Nel 2010 la Biennale affronta il tema del corpo e dell’identità con il titolo «Chi siamo/About us»: un percorso di libera interpretazione che parte da Mario Cresci, passa da Pino Musi e arriva fino a Rineke Dijkstra. «Ogni sguardo un passo» è il filo conduttore dell’ottava edizione, nel 2012.

Si fa spazio alle donne e alla prima esposizione in Svizzera di Vivian Maier, grande scoperta postuma della fotografia statunitense del XX secolo.

Nel 2014, con «Trasformazioni», la 9a Biennale propone un viaggio tra passato e presente del nostro territorio, all’interno del quale spicca l’installazione video dedicata a Chiasso, realizzata per l’occasione dal noto artista svizzero Beat Streuli. L’anno seguente, il 2015, è un anno di transizione.

 

La Biennale si costituisce in Associazione (ABi) e si presenta al pubblico, nel 2016, con un’edizione di due giorni dedicata alla riflessione sui festival, l’editoria e il web. ABi è una struttura versatile e indipendente, pensata per rispondere alle esigenze di una manifestazione orientata al futuro, aperta al dialogo, capace di creare ponti tra pubblico e privato e fondata su una lunga esperienza in ambito espositivo e fotografico.

Si prefigge di «diffondere la cultura della fotografia, delle arti e dei media contemporanei quali strumenti di lettura della realtà e promozione della democrazia e del confronto” (art. 4 degli statuti).

 

“Borderlines. Città divise / Città plurali” è il titolo dell’ edizione, quella del 2017.  Tra le mostre principali: “Life in Cities”, di Michael Wolf, allo Spazio Officina; “Berlin. Moving Still” una collettiva alla Sala Diego Chiesa; “Humanæ” di Angélica Dass

(in collaborazione con Chiasso_Culture in movimento); “Al limite” all’ex Bar Mascetti, con Paola Di Bello (Chiasso-Ponte) e Giacomo Bianchetti (Flow/Flusso).

L’ultima edizione “CRASH”, del 2019, propone al pubblico due mostre di grande rilievo con gli artisti Boris Mikhailov e Arnold Odermatt; oltre all’interessante partecipazione dell’Ecal di Losanna, e alle molteplici collaborazioni con altri spazi espositivi.

 

La nuova Biennale

Nel 2021 la Biennale dell’immagine di Chiasso giunge alla sua dodicesima edizione all’insegna del rinnovamento. Dopo 24 anni, il comitato che l’ha fondata e resa un grande appuntamento del panorama culturale ticinese passa le consegne a una nuova squadra per permettere alla manifestazione di rigenerarsi e affrontare con energie e occhi nuovi le grandi sfide che la aspettano al tempo del digitale e della crisi sanitaria.

 

La Biennale dell’immagine è una rassegna internazionale di fotografia e video che, per posizione e carattere, si è dedicata al tema della frontiera sin dai suoi inizi nel 1996. Negli anni si è dimostrata una manifestazione dinamica, che ha saputo creare sinergie interessanti sul territorio e si è distinta per la ricerca di spazi espositivi peculiari e inediti. Il nuovo comitato intende costruire su questa identità, per esplorare le nuove frontiere della creazione e della fruizione delle immagini e coinvolgere nuove generazioni di pubblico.

 

In particolare intende sviluppare l’aspetto della condivisione, trasformando l’esperienza in un vero festival con serate ed eventi, occupando gli spazi pubblici della città con contenuti artistici per coinvolgere un pubblico più vasto e eterogeneo. Sempre in questo senso, prevede di rafforzare le collaborazioni con le altre realtà del territorio per una maggiore efficacia e concentrazione sul territorio di Chiasso.

 

Allo stesso tempo, parallelamente all’impegno locale, il comitato intende esplorare il potenziale delle nuove tecnologie digitali che permettono alla rassegna di andare oltre ai confini locali e alle limitazioni di calendario. Sono previsti la creazione di una galleria multimediale sul web dedicata alle nuove arti digitali e l’utilizzo dei social media della Biennale come spazi espositivi aperti tutto l’anno.